Colera

che cosa è?
E’ una malattia batterica acuta dell’intestino, provocata da batteri appartenenti al genere dei vibrioni, i quali al microscopio si presentano come bastoncelli con una caratteristica incurvatura che conferisce loro l’aspetto di una virgola.
I vibrioni del colera producono una tossina che danneggia le cellule del rivestimento dell’intestino (mucosa intestinale), alterando così la loro capacità di assorbimento delle sostanze nutritive e dei liquidi contenuti negli alimenti che ingeriamo.

come si manifesta?
Il colera, dopo un periodo di incubazione che va da poche ore a 5 giorni, abitualmente è di 2-3 giorni, ha un esordio improvviso caratterizzato da diarrea acquosa profusa, vomito, rapida disidratazione, ipotermia (temperatura corporea inferiore a 37°C). Dopo le prime scariche diarroiche, le feci presentano un aspetto ad “acqua di riso” ed un odore caratteristico. La perdita di grandi quantità di liquidi con il vomito e la diarrea può provocare stato di shock e decesso. Nei casi gravi non trattati la letalità (rapporto tra il numero di decessi sul numero delle persone malate) può arrivare al 50%, mentre con adeguata terapia, consistente principalmente nella somministrazione di soluzioni reidratanti, la letalità del colera è inferiore all’1%.

 

cosa fare quando ci si ammala?
Nel caso che si manifestino sintomi sospetti (scariche diarroiche acquose) è necessario rivolgersi immediatamente ad un medico o ad una struttura ospedaliera per effettuare, quanto prima, gli esami di laboratorio per la conferma della diagnosi e la necessaria terapia.

I pazienti affetti da colera dovrebbero essere ricoverati in ambiente ospedaliero.

Nel caso non sia possibile l’ospedalizzazione, i pazienti affetti da colera dovrebbero almeno essere accolti in stanze separate, in cui abbiano accesso soltanto le persone che prestano assistenza.

Per prevenire la trasmissione di infezioni, trasmesse per mezzo del contatto diretto o indiretto con le feci, vanno sempre usati i guanti nel caso di possibile manipolazione o contatto con materiali contaminati e grembiuli in caso di possibilità di insudiciamento. Le feci e gli oggetti da esse contaminati debbono essere disinfettati.

Le persone che sono state in contatto con un caso di colera (contatto: persona che è stata in contatto con un soggetto infetto, in modo da poter essere stato esposto all’infezione) debbono essere sottoposte a “sorveglianza sanitaria” per 5 giorni dalla ultima esposizione e per altrettanti giorni dovrebbero astenersi da tutte quelle attività che comportino direttamente o indirettamente la manipolazione di alimenti; essi debbono essere istruiti sulla necessità dell’accurato lavaggio delle mani dopo l’uso dei servizi igienici e prima della manipolazione di alimenti o della cura di malati e bambini.

In caso di elevata probabilità di trasmissione del colera in ambito domestico, i conviventi ed i contatti di un caso di colera possono essere sottoposti a profilassi preventiva con farmaci antibiotici prescritti dal medico curante.

In particolari situazioni, in caso di vomito e diarrea profusa, in attesa di un adeguato trattamento in ambiente ospedaliero, può essere somministrata al paziente una soluzione reidratante orale (vedi “preparazione soluzione reidratante”).

come si trasmette?
Il colera è una tipica malattia a trasmissione fecale-orale: essa può essere contratta in seguito all’ingestione di acqua o di alimenti contaminati da materiale fecale di individui infetti (malati o portatori sani o convalescenti); i vibrioni sono dotati di notevole resistenza nell’ambiente esterno, soprattutto in ambiente liquido; essi possono sopravvivere anche in ambiente moderatamente salino come l’acqua di mare. Per questo motivo il pesce, se consumato crudo, e molluschi e crostacei, abitualmente consumati crudi, sono particolarmente pericolosi ai fini della trasmissione del colera. E’ pericolosa, in aree dove la malattia è sempre presente e/o si manifesta in forma epidemica, anche la verdura consumata cruda per la possibilità che liquami (liquidi formati dalle sostanze di rifiuto che vengono raccolte dalla rete di fognature e, normalmente, smaltite secondo norme igieniche) vengano usati a scopo irriguo e/o fertilizzante.

periodo di contagiosità
La contagiosità (la possibilità che il microrganismo venga trasmesso da un soggetto infetto o malato ad uno sano) è legata alla presenza di V. cholerae nelle feci; abitualmente il periodo di contagiosità si protrae per alcuni giorni dopo la guarigione clinica ma, talvolta, può instaurarsi uno stato di portatore cronico, con eliminazione dei germi che persiste da qualche settimana a qualche mese. Non sono rarii casi di infezioni inapparenti e di portatori sani, cioè di persone che, in assenza di qualsiasi sintomo, eliminano vibrioni con le feci per settimane e forse per mesi. Si stima che soltanto il 10% delle persone infette sviluppi i sintomi tipici della malattia con disidratazione moderata o grave.

chi è a rischio?
Chiunque, trovandosi in un’area geografica dove la malattia è sempre presente, e/o si presenti in forma epidemica, non osservi scrupolose regole igieniche personali e nell’alimentazione.

esiste una vaccinazione?
I vaccini anticolerici tradizionali, presentano un’efficacia pari al 30-50%; ciò significa che su 100 persone vaccinate soltanto da 30 a 50 di esse possono considerarsi protette nei confronti della malattia, mentre nelle restanti persone possono verificarsi casi di infezione inapparente e sub-clinica; per tale motivo la vaccinazione anticolerica non rientra più tra quelle richieste ufficialmente a livello internazionale, ed è anzi apertamente sconsigliata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per il falso senso di sicurezza che può indurre a trascurare altre misure di prevenzione.

Maggiormente efficaci sembrano essere i vaccini anticolerici orali prodotti con metodiche di ingegneria genetica; attualmente tali vaccini non sono commercializzati in Italia.

come si previene?
Come per tutte le malattie a trasmissione fecale, lo scrupoloso rispetto di elementari norme igieniche è fondamentale, a livello individuale, per la prevenzione del colera (vedi le “Regole d’oro”).

I vibrioni del colera sono estremamente sensibili all’azione dei comuni detergenti e disinfettanti. Una buona soluzione disinfettante può essere ottenuta facilmente in ambito domestico (vedi “Soluzioni disinfettanti uso domestico”).

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